20.11.2016
POMPEO a BOOKCITY Milano 2016

Caro Tu,
scoppio di gioia nell'annunciarti che il mio ultimo lavoro, POMPEO - Vita morte e mica cavoli di un modello tossico, verrà ospitato all'interno di BOOKCITY MILANO 2016, al Teatro Franco Parenti il 20 novembre alle 16.00.

Siccome i posti sono molto limitati, una cinquantina al massimo, posso anticiparti che lo spettacolo verrà ripreso anche il 2 e 3 dicembre qui, al COMTEATRO!

Ti aspetto,
il COM

Pompeo bookcity lo re



Pompeo, l’ultima opera completa di Andrea Pazienza, rappresenta una pietra miliare per il fumetto d’autore e per la cultura underground italiana. Definita una discesa all’inferno, è piuttosto una storia incredibilmente reale: quella di un giovane uomo che non trova più alternative, che non crede esistano possibilità altre dal vivere i suoi ultimi giorni. Oltre a questo, è un’immersione nel vortice della dipendenza dall’eroina. 
La disperazione, l’angoscia, la solitudine di chi si muove tra i detriti dei propri rapporti umani, l’incapacità di credere esista un futuro e di sentirsi possibili nel mondo che ci circonda è stato il nostro terreno di indagine. Pompeo ci appare prima di tutto come uomo, fratello in crisi, e solo in un secondo momento come eroinomane. L’eroina diventa allora un demone che ha saputo assumere forme diverse: è demone-eroina, demone-cocaina-alcol-cibo-gioco. E’ una dipendenza che nasconde un incubo più profondo, appartenente a Pompeo come in potenza ad ognuno di noi. Il dramma pompeiano è nostro ogni qual volta non riusciamo a vedere un bivio, ogni qual volta non riusciamo a chiedere aiuto; il protagonista lo attraversa con violenza, spingendosi fino all’estremo e alla sua estrema conseguenza per consegnare al pubblico l’immagine di un fallimento, di una fine, di un rogo sulla pubblica piazza del palcoscenico. 

Anche se il contenuto è sofferente, i toni dello spettacolo si muovono sul filo della commedia. L’universo del fumetto pazienziano rivive in scena in un continuo gioco di trasformismo, esagerazioni grottesche, colori sgargianti. Appaiono personaggi deformati, figure surreali in bilico tra l’onirico, l’allucinato e il tremendamente realistico. Il linguaggio stesso dello spettacolo è un intreccio di verbi colti, stralci dello slang underground, neologismi e coniugazioni azzardate: un lessico che a trent’anni dalla sua ideazione è ancora così innovativo da risultare avanguardistico. La scena si riempie di segni esagerati che diventano man mano esasperati, sì che i colori iniziali si dissolvono gradualmente in uno spietato bianco e nero, mentre lo spazio si svuota di oggetti e personaggi, si scarnifica prima dell’atto finale. Anche le parole, inizialmente colorate, buffonesche, man mano si distillano e fanno comparire la poesia. Compare Pasternak, compare Majakovski, compare Esenin ma sopra ogni altro compare Andrea Pazienza, che ha saputo scrivere quello che sarebbe diventato poi il suo testamento artistico stando in equilibrio tra il dramma e la derisione. Ma perché inscenare una fine? Che senso ha, quale speranza consegna? La speranza è nello sguardo del pubblico. Lo spettatore diventa testimone, Pompeo diventa un paradigma, un corpo che brucia, un monito per ricordare che esistono alternative alla solitudine, alla disperazione. Perché anche la voglia di fine può avere una fine. 

di Davide del Grosso 
da Andrea Pazienza 
con Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Davide del Grosso 
scene e costumi Francesca Biffi, Marzia Cassandro 
assistente alla regia Chantal Masserey 
regia di Claudio Orlandini 
produzione COMTEATRO 

con il contributo “Next- laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo. Edizione 2014” 

Pompeo

 Vita morte e mica cavoli di un modello tossico

 

di Davide del Grosso

da Andrea Pazienza

con

Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Davide del Grosso

scene  e costumi

Francesca Biffi, Marzia Cassandro

assistente  alla  regia

Chantal Masserey

regia  di

Claudio Orlandini

produzione  COMTEATRO

 

con il contributo “Next- laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione  dello spettacolo dal vivo lombardo. Edizione 2014”

 

Pompeo, l’ultima opera completa di Andrea Pazienza, rappresenta una pietra miliare per il fumetto d’autore e per la cultura underground italiana. Definita una discesa all’inferno, è piuttosto una storia incredibilmente reale: quella di un giovane uomo che non trova più alternative, che non crede esistano possibilità altre dal vivere i suoi ultimi giorni. Oltre a questo, è un’immersione nel vortice della dipendenza dall’eroina.   

La disperazione, l’angoscia, la solitudine di chi si muove tra i detriti dei propri rapporti umani, l’incapacità di credere esista un futuro e di sentirsi possibili nel mondo che ci circonda è stato il nostro terreno di indagine. Pompeo ci appare prima di tutto come uomo, fratello in crisi, e solo in un secondo momento come eroinomane. L’eroina diventa allora un demone che ha saputo assumere forme diverse: è demone-eroina, demone-cocaina-alcol-cibo-gioco. E’ una dipendenza che nasconde un incubo più profondo, appartenente a Pompeo come in potenza ad ognuno di noi. Il dramma pompeiano è nostro ogni qual volta non riusciamo a vedere un bivio, ogni qual volta non riusciamo a chiedere aiuto; il protagonista lo attraversa con violenza, spingendosi fino all’estremo e alla sua estrema conseguenza per consegnare al pubblico l’immagine di un fallimento, di una fine, di un rogo sulla pubblica piazza del palcoscenico. 

 

Anche se il contenuto è sofferente, i toni dello spettacolo si muovono sul filo della commedia. L’universo del fumetto pazienziano rivive in scena in un continuo gioco di trasformismo, esagerazioni grottesche, colori sgargianti. Appaiono personaggi deformati, figure surreali in bilico tra l’onirico, l’allucinato e il tremendamente realistico. Il linguaggio stesso dello spettacolo è un intreccio di verbi colti, stralci dello slang underground, neologismi e coniugazioni azzardate: un lessico che a trent’anni dalla sua ideazione è ancora così innovativo da risultare avanguardistico.

La scena si riempie di segni esagerati che diventano man mano esasperati, sì che i colori iniziali si dissolvono gradualmente in uno spietato bianco e nero, mentre lo spazio si svuota di oggetti e personaggi, si scarnifica prima dell’atto finale. Anche le parole, inizialmente colorate, buffonesche, man mano si distillano e fanno comparire la poesia. Compare Pasternak, compare Majakovski, compare Esenin ma sopra ogni altro compare Andrea Pazienza, che ha saputo scrivere quello che sarebbe diventato poi il suo testamento artistico stando in equilibrio tra il dramma e la derisione. 

Ma perché inscenare una fine? Che senso ha, quale speranza consegna? La speranza è nello sguardo del pubblico. Lo spettatore diventa testimone, Pompeo diventa un paradigma, un corpo che brucia, un monito per ricordare che esistono alternative alla solitudine, alla disperazione. Perché anche la voglia di fine può avere una fine.





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